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Full text of "Condizioni militari dello stato pontificio e della Toscana / di Carlo Promis."

7T^ 



S 



CONDIZIONI MILITARI 



DELLO STATO PONTIFICIO 



E 



DELLA TOSCANA 



DI 



lABftd PS®HÌ! 




BOLOGNA 1849. 

tóipoa&ajiix. <D«.ó&/ we\le hvccò&u&. 



t4£*o3 




Uappoichè gli scrittori di gazzette si son messi 
a dettar di guerra con quella profondità e sa- 
pienza che li distinguono; dappoiché ad ogni 
pie sospinto vi levano a cielo i gagliardissimi 
aiuti che in una nuova guerra d'indipendenza 
porterebbero le truppe dì Roma e di Toscana ? 
vi dicono quasi quasi che queste appunto ne 
formeranno il nerbo e gli ausiliarii saremo noi, * 
mi pare che quegli pure che ha speso qualche 
anno in siffatti studii possa interloquire e ten- 
tare, se non altro, di raddrizzare qualcuna fra 
le tante storte idee che ogni giorno vieppiù in- 
gombrano i cervelli de' nostri concittadini , do- 
poché l'altissima e difficilissima scienza delle 



4 

cose di Stato viene insegnata da gente che in 
nome dell'amor di patria e di libertà ha scor- 
dato quei bel precetto del Donato de 9 fanciulli : 
Pensa prima che parli a ciò che hai da dire. 

Due soli Stati in Italia possono far guerra, 
poiché due soli hanno a ciò i debiti mezzi } e 
sono Piemonte e Napoli. Il primo è in realtà ed 
in proporzione assai più forte dell'altro, e ri- 
ceve inoltre un potentissimo aiuto dalla geografia 
politica ; ma il parlarne adequatamente sarebbe 
ora forse, e senza forse, più giovevole assai 
agli Austriaci che non agli Italiani, e perciò vo- 
lentieri mi taccio. Il regno di Napoli non toccò 
giammai a gran pezza la potenza militare , alla 
quale è ora giunto : tuttavia , siccome i due 
Stati dell'Italia centrale lo segregano dalla ri- 
manente Europa , così , se mai quel reame po- 
trà diventare realmente poderoso, ciò sarà per 
la sua marina militare , anziché per le truppe 
di terra, che non valsero mai a difenderlo da- 
gli stranieri \ e non è senza un vivo piacere ch'io 
qui noto come questa verità già siasi da qual- 
che anno affacciata alla mente di quei Re, il 
quale dopo rialzato l'esercito già sì bassamente 
caduto sotto il padre e l'avolo suoi, pose mano 
eziandio alla flotta , e per numero di bastimenti 
velieri ed a vapore, la fece prima, dopo quelle 
delle grandi potenze, della Svezia e dell'Olanda. 



Sia pur vituperato Ferdinando pei suoi delitti , 
sia biasimato pe' suoi errori , ma sia altresì lo- 
dato per avere in sì gran provincia d'Italia in- 
staurato la materia e lo spirito militare che sono 
materia e spirito d'indipendenza , avviamento a 
pensare ed operare con nobiltà e fierezza, sola 
guida al riconquistare la patria. Ma noi voglia- 
mo scrivere de' nostri alleati } onde ci tocca far 
punto e lasciare là Napoli col re suo più dedito 
all'Austria^ che gli fa sperare padronanza asso- 
luta nel regno, colPaggiunta di qualche lembo 
di provincia romana , che non all' Italia parlante 
a lui di gloria, di libertà, di abnegazioni. 

Un articolo segreto del trattato di Vienna 
statuiva che il Papa avrebbe tenuto in piede ben 
17,000 uomini. Ma contro l'esecuzione sua era- 
no interessati egualmente e Papa ed Austria; il 
primo per apatìa , per spiriti preteschi avversi 
alla milizia, per impotenza finanziaria, pel timo- 
re di un esercito composto in quegli anni di uf- 
ficiali e soldati che dai campi Napoleonici ave- 
vano portato odio al Governo papale e tenden- 
za vivissima per le sette politiche: interessata 
l'Austria, la quale troppo bene sapeva e senti- 
va come la potenza sua stesse appunto nella im- 
potenza dei nostri principi : in ciò Pio VII e Con- 
salvi non furono migliori degli altri Papi e loro 
ministri. Insomma Y esercito fu lasciato cader per 



6 

modo, che allorquando scoppiò nel 1831 la sol- 
levazione di Romagna esso contava appena 8,500 
uomini } come fu dato a me stesso di poter con- 
statare sui registri officiali : furono quei soldati 
rivoluzionarii in Romagna e nelle Marche, fiera^ 
mente papalini in Roma giusta le esigenze topo- 
grafiche de' loro accantonamenti. 

A que* giorni saliva al soglio Gregorio XVI. 
L'Austria accorsa a domare le provincie sollevate 
non voleva che il Papa si rafforzasse 5 lo vollero 
le altre potenze , e Gregorio obbedì arruolando 
soldati con grassi premi e cacciando sui paesi 
sollevati turbe incomposte e selvaggie di Cioc- 
ciari della campagna romana, accompagnate lun- 
go il viaggio da sbirri a cavallo onde non ini- 
micassero coi latrocini i paesi ancor fedeli. Nuo- 
vamente insorte nel seguente anno quelle provin- 
cie vi potè Gregorio mandare 8,000 uomini, coi 
quali , e meglio ancora cogli aiuti austriaci, le 
rimise in servitù , concitando contr' essi un odio 
smisurato per le barbarie incredibili e le rube- 
rie che ovunque commesse avevano. Basii il di- 
re , che , in breve ora , entrati quei ribaldi pa- 
cificamente in Cesena, vi ammazzarono una cin- 
quantina di persone , ed altre ottantacinque in 
Forlì , e tutte inermi e curiose ed anche plau- 
denti : di quei delitti, tutti impuniti, fu pretesto 
la politica e scopo il furto. A capo a quelle ban- 



7 

de andava, emulo di Ruffo, il Cardinale Albani. 

Compressi quei bollenti spiriti di Romagna, 
Gregorio volle che fosse ingrossato l'esercito, e 
non sapendo egli sacerdote inetto a tale opera 
scegliere almeno uomini capaci, credè non error 
volgare che la forza militare stesse nelle miglia- 
ia d'uomini; ciò volle, ciò fece, ma con modi 
sì curiosi e singolari da parer degno di un Papa 
di tre o quattro secoli prima, tanta fu 1' igno- 
ranza , tanti i mali semi che ne nacquero. Dia- 
mone alcun cenno. 

La fama della fedeltà delle truppe svizzere 
indusse i diplomatici europei a consigliare , ed 
a meglio dire , ad imporre al Papa l'obbligo di 
assoldarne qualche migliaio, ed egli che niuna 
fede aveva ne' suoi, lieto acconsentiva. Con un 
Salis ed un Courten, (già maggiori generali nei 
congedati Svizzeri di Carlo X.) fu intavolata una 
capitolazione per la quale 4200 uomini o poco 
più vennero sotto le insegne pontificie: dovevano 
essere quasi tutti cattolici , avere un codice a sé, 
istruzione, vestiario, soldo, pensioni di ritiro, 
ogni cosa distìnta , con laute paghe e dipenden- 
za dai loro generali che prenderebbero gli or- 
dini del Papa. Formarono quegli Svizzeri, retti 
da leggi speciali e veramente militari , una ec- 
cellente fanteria, rafforzata eziandio da una bat- 
teria di battaglia , e dovettero custodire le più 



8 

turbolente città dello Stato, cioè Bologna e le 
città di Romagna, eccetto Rimini come quella 
che pareva meno dell'altre proclive ai moti po- 
litici stranieri, male visi in paese e ben discipli- 
nati, dall'opera loro si promise il governo l'ob- 
bedienza di quelle provincie, e così accadde, 
malgrado le commozioni sorte qua e là e seda- 
te nel sangue di chi le aveva od iniziate o se- 
guite. 

Al tempo stesso un Zamboni, suddito ponti- 
fìcio e già tenente colonnello agli stipendii del- 
l'Austria , conchiudeva col Papa una speciale ca- 
pitolazione, in virtù della quale veniva arrola- 
to sotto quelle bandiere un grosso battaglione di 
circa 1200 cacciatori raccozzati da ogni paese 
d'Italia e d'Europa, e singolarmente dalle Pro- 
vincie venete ; vi si aggiungeva un piccolo reg- 
gimento di cacciatori a cavallo ed una batteria 
di battaglia. Questi soldati presidiarono parte delle 
città della Marca e più tardi anche Roma. 

Poco stante un Galanti proponeva al Governo 
condizioni non dissimili e levava un battaglione 
di bersaglieri destinato a guarnire in vece de' 
gendarmi le piccole città della provincia di Cam- 
pagna. 

Codeste superfetazioni militari rimanevano 
estranee all'antico esercito, i di cui individui 
con appellazione che frequente occorre ne' viag- 



9 

gi in America , furori detti indigeni. Questi indi- 
geni adunque componevano sei battaglioni di fu- 
cilieri , (uno dei quali era di veterani) , due di 
cacciatori, ciascuno di 6 compagnie da 130 uo- 
mini; un reggimento di dragoni di 8 squadroni 
da 100 uomini; un corpo di artiglieria di 8 com- 
pagnie da 112 uomini (oltre uno del treno) ad- 
dette al servizio delle piazze , eccetto due per 
altrettante batterie da campagna di 2 obici e 6 
pezzi da 8. un corpo di 2700 carabinieri a pie- 
di ed a cavallo, non tenendo qui conto degli 
stati maggiori di piazza , dei 16 ufficiali del ge- 
nio e delle guardie di finanza computate tal volta 
colà colla forza attiva militare in virtù dell'abi- 
to che portano. — • Questa massa di soldati som- 
mava a circa 18500 uomini e 1500 cavalli; ad 
ogni modo se tante non erano le truppe, tali 
però correvano le paghe. 

Adunque nello Stato meno belligero d'Euro- 
pa, i sospetti del Governo, la massima divide 
et impera , la cura di eccitar gelosie e rancori 
per meglio opprimere, e finalmente la più fio- 
rita ignoranza diedero vita contemporaneamenle 
a quattro diversi eserciti , ognuno con istituzio- 
ni, leggi, paghe, avanzamenti distinti, tra se 
stessi odiosi ed odiati, mentre le infinite attri- 
buzioni di polizia alle quali prendevan parte di 
continuo li facevano esosi e contennendi ai pò- 



10 

pòli ed a se medesimi. Svizzeri, Zamboniani e 
Galantini non riconoscevano altro capo che il 
loro proprio, e questi non prendeva ordini da 
altri che dal Papa: erano almeno i primi frena- 
ti da quella rigida disciplina che sempre distinse 
i soldati di quella nazione, ma gli altri, uomini 
di nessuna patria, disertori, fuggiaschi,, e peggio 
ancora, commettevano gravissimi disordini, dei 
quali sapevano poi mondarsi accagionando di li- 
beralismo gli oppressi , ed abbellendo le loro 
reità colla veste della più cieca devozione alla 
religione ed al trono. 

Ciò non bastando ancora fu trovato un nuo- 
vo e più infame mezzo d' oppressione in quei 
volontari pontifici istituiti per consiglio del Du- 
ca di Modena ad esempio dei volontari Estensi. 
Per dar loro aspetto ed importanza militare, ai- 
la loro massa incomposta fu dato nome di trup- 
pa ausiliarie di riserva ; dovevano avere tre 
centri nelle città di Roma , Ancona e Bologna; 
essere scompartiti in 18 battaglioni, suddivisi in 
compagnie a tenore della popolazione delle ri- 
spettive province , esercitarsi all' arme una vol- 
ta per settimana ; il loro numero , quale appa- 
riva dai registri > eccedeva d'alcun poco quello 
di 14,000 formati sulla foggia delle milizie del 
500, non erano soldati che di nome né il go- 
verno voleva che fossero tali, ma sì un vivo i- 



li 

strumento personalmente ostile agli uomini ed 
alle idee liberali. In Roma non esisterono qua- 
si che di nome , nella Marca si resero presto 
celebri per ogni specie di soprusi, ma dove in- 
ferocirono di più si fu in Romagna , ove sotto 
la dominazione di centurioni lasciarono ese- 
crate memorie; e in quelle città ove le fazioni 
del medio evo sono tuttora così vigorose , non 
v' era ribaldo voglioso o reo di omicidi che non 
si ascrivesse tra i centurioni; l'ucciso era sem- 
pre un rivoltoso, gli ammazzamenti sempre im- 
puniti erano annualmente a centinaia, la bal- 
danza cresceva feroce ed istigava a contrarie 
vendette : terribilissimi fra tutti, i borghigiani 
di Faenza. La loro potenza di sangue era cre- 
sciuta a tal segno che Pio IX o per debolezza 
o per paura non li tolse via che assai tardi e 
con grandi cautele. 

Sono i sudditi Pontificii di lor natura arditi 
sino alla temerità, - svelti, perspicaci, indurati 
alle fatiche ; fra le truppe del regno italico te- 
nevano forse il primo posto, e tralasciando le 
antiche glorie, tutti sanno come là sian sorti nel 
medio evo i maggiori capitani, ed i più valenti 
soldati d'Italia, come ne' seguenti secoli abbia- 
no quei paesi fornito ottime milizie, là sian nati 
i Colonna, gli Orsini, i Conti e tanti altri, due 
secoli fa l'austriaco maresciallo Veterani da Ur- 



12 

bino e nelle ultime guerre il Faentino generale 
Severoli, il quale solo col Mainoni da Conio eb- 
be tra tutti i generali dell'esercito italico Tono- 
re di avere il nome suo scritto suli' arco della 
Stella in Parigi. Fra tante belle qualità guerre- 
sche manca in quegli uomini una sola , ed è 
T attitudine alla disciplina , 1' abito delle private 
vendette, le facili risolte , l'aperto disprezzo ver- 
so superiori d'ogni specie quasi sempre sprege- 
voli e verso le arti deboli ed astute di quei go- 
vernanti , vi generarono fortissimi spiriti indivi- 
duali che in paese ineducato alla vita pubblica 
decaddero in una anarchia universale e diame- 
tralmente opposta alle più sante necessità della 
milizia. Cominciavano quelle indomite cervici a 
piegare a fatica sotto la ferrea mano di Napo- 
leone, quando il paragone tra esso ed i prin- 
cipi che colà gli successero le resero viep- 
più riluttanti. Queste abitudini vi fanno general- 
mente invisa la vita militare, non resa grata ed 
onorata alla nazione per mancanza della leva re- 
golare, non ai grandi che volendo primeggiare 
si volgono alle cariche prelatizie. 

La coscrizione fu subito abolita dai papi cer- 
canti di mettere in uggia ogni memoria del pas- 
sato Governo, e siccome l'azione sua era stata 
sì vasta e tremenda, essi si valsero di quella 
odiosa memoria, come d'istrumento di potere, 



13 

e quando i Romagnoli insorsero nel 31 , Grego- 
rio XVI onde contenere i fedeli e richiamare i 
rivoltosi li ammoniva essere tra i perfidi e san- 
guinari fini dei liberali quello di ristabilire la 
coscrizione militare. Così egli con parole poco 
vere , poiché un esercito qualunque vivendo di 
reclutamenti > gli uomini si debbono trovare , ed 
in fatti, v'è nello Stato Pontificio una specie 
di coscrizione, non quella giusta e santa che 
ingrossa le file con giovani gagliardi , virtuosi 
ed onorati, ma una quasi proscrizione militare 
per cui ogni comune veniva richiesto di fornire 
uno, o due più uomini, giusta i suoi mezzi 3 
d'onde nasceva che le autorità municipali, ta/1 
fiata invitavano, tale altra astringevano giovani 
male visi, od oziosi, o diffamati ad abbracciare , 
per evitare un peggior male, una carriera in 
cui l'onore è tutto. Quando poi codeste sorgenti 
trovaronsi esauste, allora si ebbe ricorso a que- 
gli ingaggiamenti che diconsi volontari, e sono 
quasi sempre fraudolenti , pagando sino a scu- 
di 18. 50 (frane. 100) per ogni arruolato, e ciò 
che è più strano, conferendo gradi a chi pro- 
cacciasse soldati; quindici anni sono era fatto 
caporale chi presentasse 10 soldati , sergente 
se 20, sottotenente e tenente dai 50 agli 80, 
capitano chi ne raccozzasse 100. Che simili cose 
si facessero da' ministri despotici ed ignorantiV 



14 

simi, quasi quasi si capisce, ma le male abi- 
tudini non sono neppur ora perdute , ed in un 
editto messo fuori or sono pochi giorni dal de- 
mocratico ministro della guerra Campello, sono 
invitati poveri e ricchi, idioti e furbi a vendersi 
ed a comprare in questo mercato d' uomini 5 
bene inteso che chi avrà danaro per procacciar- 
si 50 teste, riceverà la dovuta capacità ed espe- 
rienza per comandarle, chi ne porterà cento ne 
riceverà anche maggior dose da quei singolari 
democratici e sarà fatto ufficiale , come de iure. 
Un fatto apparentemente simile, sostanzialmente 
assai diverso, accadde pur dianzi in Ungheria 3 
Kossuth vi diede gradi proporzionali al numero 
d'uomini che ad ognuno riuscisse di levare in 
massa, e fu un decreto piuttosto assurdo che 
cattivo, giacché nelle guerre d'insurrezione è 
capo naturale de' suoi l'audace che li ha rac- 
colti, né il può essere un altro. 

La guardia civica istituita da Pio IX per ob- 
bedire ad un desiderio che minacciava mutarsi 
in comando , fu salutata nello Stato pontifìcio con 
grandissima gioia ; ne fu da principio seguita con 
fervore l'istruzione e scelto un vestire appari- 
scente assai , imperciocché gli è appunto nei pae- 
si non militari che le apparenze guerresche sono 
più studiate ed amate, e più largamente vincono 
e padroneggiano gli animi: ad ogni modo, i bat- 



15 

taglioni civici andati a combattere nella Venezia 
fecero quanto sia fattibile a truppa di quella sor- 
ta, e nella quale la formazione stessa esclude 
l'esistenza di quasi tutte le necessità militari, la- 
sciando luogo al solo valor personale, quando 
vi sia j il che è assolutamente troppo poco , ma 
non se ne può con giustizia dar colpa né a quel- 
la né alle altre guardie nazionali istituite pro- 
priamente per conservar la pace , non già per 
la guerra attiva. Bensì , a cbi sa di guerra face- 
va meraviglia la smisurata fiducia che si voleva 
riporre nelle virtù belliche delle varie guardie 
nazionali d'Italia: da un cittadino armato ad un 
soldato troppo grande corre il divario , risieden- 
do la forza del primo specialmente nel suo pen- 
siero, e quella dell'altro nell'azione passiva e 
mula; qualità, come ognun vede, affatto oppo- 
ste. Facciano entrambi il debito loro, e saranno 
degni di egual lode, ma non se ne invertano i 
fini speciali 3 non si porti la discussione politica 
tra i soldati, poiché ne sarà rovinato 1' esercito, 
non si tenti e non si creda di poter mutare la 
guardia nazionale in truppa regolare, che sa- 
rebbe ingiustizia e chimera ad un tempo. — L'oc- 
casione dell'ultima guerra diede luogo eziandio 
alla formazione di parecchi battaglioni di volon- 
tari!, i quali, quando ebbero un'istruzione ed 
un complesso, l'ebbero in modi svariatissimi : di 



16 

disciplina non parlo , laddove ognuno va , viene, 
muta insegna a piacer suo per interesse o per 
capriccio ; ed è famosa la risposta data alle au- 
torità toscane, da certi militi del Garibaldi , sé es- 
sere talmente liberi da non voler neppure re- 
star iti battaglia mancando il loro intimo assen- 
so ; bene infelici i paesi , ove si crede possibile 
la guerra ed il riscatto con simili elementi: L 5 e- 
sistenza di quei tanti corpi o corpuscoli milita- 
ri ( a soli 42 uomini sommando i famosi Lancie- 
ri delV alto Reno del Masina ) devesi a nuli' altro 
che alla stolta ambizione di quei capi cupidissi- 
mi di comandare a cento uomini e fare lor vo- 
glie, anziché obbedire pel bene della patria fra 
cento mila. Uno fra essi, patrizio bolognese, non 
contento di abborrire da ogni regolare milizia , 
trovava troppo tirannescamente sistemata la guar- 
dia civica , né potersi sconfigger gli Austriaci con 
altro che coi liberi petti dei volontaria Italia 
mia, e tu contendi alla Francia la gloria di aver 
prodotto un Napoleone! 

Veniamo ora alla Toscana. La truppa vi era 
sinora divisa in due reggimenti di fanteria , un 
battaglione di granatieri (stanziati in Firenze a 
guardia del palazzo Granducale ), tre battaglioni 
di cacciatori volontari di tosta ( soldati irregola- 
ri )j un corpo di veterani, uno d'artiglieri di 
lerra > 4 compagnie di artiglieri guardacoste nel- 



17 

l'isola d'Elba, un reggimento di dragoni. La 
fortuna più favorevole in ciò alla Toscana che 
non a Roma, volle che nell'ultima mutazione 
ministeriale le cose della guerra venissero affida- 
te a Mariano d' Ayala , esule napoletano allora 
dimorante in Pisa; questi stato tenente d'arti- 
glieria in patria sino al principio del 1843 ^ta- 
to quattro volte in carcere per sospetti non per 
delitti politici , già professore nell' accademia mi- 
litare di Napoli, d'indole onestissima, liberale, 
sincero, scrittore colto, e come napoletano, vi- 
vace e fantasioso; ma ciò che più importa uo- 
mo volonteroso e militare, pose ogni opera a 
rialzare in Toscana gli spiriti ed i mezzi della 
guerra. Istituì cinque reggimenti di fanteria, fra 
i quali uno leggiero, una compagnia di minato- 
ri e zappatori, tre battaglioni di bersaglieri e tre 
batterie di battaglia; riordinò il ministero ed il 
comando , fondò una ispezione generale delle ar- 
mi speciali _, proponendosi il riordinamento della 
truppa e l'aumento di essa sino a 12000 uo- 
mini , cosa che parrà lievissima a noi Piemon- 
tesi, che ne abbiamo ora in proporzione quin- 
tupla, ma che in Toscana parve e pare impos- 
sibile , non arrivandovi solitamente la milizia che 
a circa 4500 uomini sopra quasi due milioni 
d' abitanti. Sono i Toscani avversi alla vita mili- 
tare sì per antichissime abitudini , che per gli 



18 

effetti di un governo letargico solito a stabilire 
come massima di stato, non essere la Toscana 
fuorché una appendice politica dell'Austria ; con 
essa dover esistere o cadere , mancare i mezzi 
alla difesa , quindi inutili le armi. La coscrizione 
vi è abborrita quanto negli stati pontificii, e lad- 
dove Romani e Romagnoli, guasti ma non di- 
sfatti dai loro imbelli prìncipi, s'erano adattati 
alle coscrizioni napoleoniche , i Toscani untissi- 
mi ed affievoliti , fieramente ne ripugnarono sem- 
pre: ne sia prova il fatto de' Lucchesi, disgiunti 
allora politicamente dai Toscani, quanto somi- 
glianti in ogni cosa; i quali datisi nel 1805 ad 
Elisa Bacciocchi ebbero a grazia di andar esenti 
dal tributo del sangue; ne sia prova il recente 
fatto di non poche comuni di Lunigiana e Gar- 
fagnana quando , cessato di fatto il dominio esten- 
se, votarono l'unione colla Toscana, anziché col 
Piemonte, poiché qui si scrivono soldati e là no; 
ne sia prova 1' accaduto or compie un anno , 
quando Leopoldo avendo decretato una levata 
di soli 600 uomini e con larghissimi patti, dopo 
lungo tempo se ne presentarono soli 150 ; ne 
sia prova finalmente gli ultimi eventi , imper- 
ciocché volendo il d'Ayala stabilirvi la coscri- 
zione, furono in più luoghi a furia di popolo 
lacerate le carte con minaccia agli impiegati di 
essere gettati dalle finestre. 



19 

Nei paesi , ove un vero esercito non esiste 
(e tali sono purtroppo gli Stati pontificii e tos- 
cani), a chi Io vuol mettere non basta la volon- 
tà, ma ci vuole sapienza, forza, danaro e lun- 
ghi anni di pace. Uno solo che manchi fra que- 
sti mezzi, è perduto lo scopo. Vedete la Grecia : 
da vent'anni è indipendente e libera, ma non 
ebbe forza e danaro per creare una milizia , ep- 
perciò vive in grazia alle protezioni ed ai pro- 
tocolli d'Europa; vedete le repubbliche dell'Ame- 
rica Spagnuola; ad esse non mancò una esisten- 
za abbastanza lunga , ma non seppero armarsi , 
e sono del vicino che se le pigli o del primo 
fazioso che fortunato insorga ; vedete la Dani- 
marca atterrata nella guerra per lo Schleswig e 
l'Hoi'ein, essa aveva un esercito di bella fama, 
ma di mala organizzazione , e non potè tenere 
il campo: vedete l'Ungheria, cui in questi ul- 
timi mesi mancarono ad istituire un esercito e 
tempo e sapienza ed altri mezzi ancora, e l'Un- 
gheria (malgrado gli sforzi della robusta stirpe 
magiarica) cederà innanzi alle disciplinate e ben 
composte truppe austriache , perchè la guerra è 
scienza calcolata sopra elementi conosciuti , e 
vincerà sicuramente colui che ad una data resi- 
stenza potrà opporre una potenza superiore in 
qualità e quantità allo sforzo degli avversari; ad 
avere qualità e quantità vi si vuole, e Io ripe- 



20 

terò sempre, danaro, forza, sapienza e lunghi 
anni. Con siffatti mezzi vivificati da una volontà 
secolare, i Principi di Savoia agguerrirono il 
Piemonte, e loro dovrebbe essere grata l'Italia, 
se nelle guerre europee degli ultimi tre secoli 
s J incontrano Italiani, che in casa propria com- 
battano per se stessi, se alla menzione di eser- 
citi spagnuoli, austriaci, francesi qui pugnanti 
vada pur sempre unita quella di un esercito na- 
zionale glorioso per tante vittorie, per tante di- 
fese , e che strappò di bocca a Napoleone quel- 
le parole : Les Piemontais et les Brétons sont les 
meilleurs soldats de mori armée. Ma gl'Italiani dei 
giorni nostri poco amano gli studii di guerra , e 
credono che la storia della patria loro si chiuda 
colla caduta di Firenze; vi parleranno de) Bor- 
bone ucciso a Roma, di Antonio de Leyva, di 
Francesco I; poco o nulla sanno di Carlo Ema- 
nuele I. , di Vittorio Amedeo II. e di Eugenio di 
Savoia; le battaglie di Ravenna e di Pavia, alle 
quali l'Italia non diede che il campo, son più 
note che non quelle di Torino e dell' Assietta , 
ov'essa fu salvata da Italiani. 

Ancora una parola. Vedete l'Egitto; i padri 
nostri ne parlavano per i suoi monumenti e le 
sue miserie; viene dall'Albania un barbaro, non 
avente per sé che volontà ferrea e molto buon 
senso; estrae dalla sua terra uomini e danaro, 



21 

la forza l'ha in sé, la sapienza se la procaccia 
dall'Europa, il tempo gli permette di compiere 
i suoi disegni; passano pochi lustri > e le mag- 
giori potenze dei mondo dureranno fatica a con- 
tenerlo. Mehemet è un barbaro che fa per sé : 
vero , ma tale fu anche Guglielmo il conquista- 
tore ed altri fondatori di Stati, barbari di lungo 
giudizio, che ora non sarebbero più barbari, 
de* quali ci auguriamo l'imperterrita forza d'a- 
nimo, che crearono patrie fortissime, colla in- 
dipendenza posero base alla libertà , e fra lo 
scontento de' presenti si avviarono alle benedi- 
zioni dei posteri. 

Ora , a Roma ed in Toscana spirito militare 
non esiste, ferrea tempra e capacità di guerra 
non informano sicuramente l' animo di Leopoldo, 
né di Pio IX, né di chi ora per esso governa; 
codeste doti non sono guari proprie d'uomini 
miti, d'oratori, scrittori; ben si vider le spade 
figliar le penne creando patrie libere; Sofocle e 
Tucidide son dopo Maratona e Salamina , non 
prima; ma che le penne figlino le spade, ope- 
rando sulle menti di migliaia di contadini igna- 
ri , sarebbe troppo raro evento. La storia mi di- 
ce, che Milziade e Camillo furono soldati; Mau- 
rizio di Nassau e Sobiesky, Washington e Boli- 
var , Carnot e Napoleone, Botzaris e Mina furon 
soldati essi pure , e non trovo che niun paese 



22 

siasi mai redento dallo straniero } se non per la 
spada di un grand' uomo. In quelle due Provin- 
cie italiane la coscrizione non solo manca, ma 
vi è abborrita; ed è pure quello il solo mezzo 
di aver truppe veramente buone , sufficienti in 
numero e schiettamente nazionali. Tante spiaggia 
sui due mari non sono guardate da un sol legno 
armato in guerra. Sola fortezza pontificia è quel- 
la di Ancona, che per geografica posizione sì 
poco gioverebbe in una guerra necessariamente 
combattuta nell' Italia superiore : sola fortezza di 
Toscana è porto Ferraio, e sta nell'isola d'Elba; 
chi sa di fortificazione e di strategia mi permet- 
terà ch'io passi sotto silenzio Castel S. Angelo, 
il forte di S. Leo e di Civita Castellana , Civita- 
vecchia, Livorno ed altrettali rocche o città o 
piccolissime o cattive, o disarmale, o lontane 
dal teatro della guerra : il piccolo forte di Co- 
macchio fu disfatto dianzi dai cittadini , e non è 
passato un mese che i Perugini abbatterono la 
lor cittadella, qua e là con plausi ed evviva. 
Strano modo di apparecchiarsi alla guerra quel- 
lo di togliere gli ostacoli al nemico : gli Olan- 
desi insorti contro Spagna, gli Spagnuoli contro 
Francia munirono le loro fortezze, e le accreb- 
bero : in Italia , sotto il cannone di un nemico 
potentissimo, si demoliscono. 

Quei forti stessi , se armati , lo sono di can- 



23 

noni di vario calibrio, quasi tutti in barbetta, 
su vecchi affusti , poche e cattive munizioni , ar- 
tiglieri scarsissimi. Ingegneri militari ancora non 
esistono in Toscana, ove impiegati civili prov- 
vedono alle fabbriche militari d'ogni specie; vi 
sono nello Stato romano, ma pochi, senza di- 
rezione illuminata, senza zappatori e minatori. 
Basti il dire che le fortezze } strategicamente con- 
siderate , dovendo formare i punti capitali delle 
basi difensive, Roma e Toscana hanno confini 
affatto indifesi, essendo Ancona a 100 miglia dal 
Panaro ., e Porto Ferraio in mezzo al mare : in- 
fatti, quei due Governi non avendo pensato mai 
di poter diventare potenze belligeranti , contenti 
di vivere alla giornata sotto l'egida austriaca 
dalla quale riconoscevano la propria esistenza, 
avrebbero respinto con orrore l'idea di premu- 
nirsi contro la terribile protezione imperiale. 11 
forte Urbano edificato 240 anni fa fra Bologna 
ed il confine estense , disfatto in parte colle mi- 
ne sotto il governo napoleonico, può essere ri- 
staurato, ma neppure adesso vi è chi pensi; 
collegandone i' azione con quella della cittadella 
di Ferrara, col Po a destra e coirApennino a 
sinistra , si avrebbe mi buon principio di linea 
difensiva. Ma è inutile il parlarne, dopoché ve- 
demmo nella scorsa estate l'esercito pontifìcio 
traghettare il Po appunto a Ferrara (ov'era con- 



24 

venuta pure una grossa divisione napoletana) e 
guerreggiare nella Venezia, lasciandosi alle spal- 
le quel presidio austriaco, che non fu mai offeso 
e neppur bloccato , mentre è pure evidente che 
se, mentre gl'imperiali avevano evacuato il Ve- 
neto , avessero i contadini coi civici e con qual- 
che truppa regolare spogliate le campagne vici- 
ne, vietando ai nemici di andare in busca, 
avessero i cittadini fatto altrettanto, sopportan- 
do pazientemeute e colle debite precauzioni qual- 
che centinaio di bombe lanciate dal forte, la 
guarnigione avrebbe dovuto uscirne. Un attacco 
regolare vi sarebbe di pronto esito , essendo la 
piazza assai mediocre, con poche opere esterne 
ed esposta ai tiri di rimbalzo; ma a ciò vi si 
vuole un corredo militare, materiale e scientifico. 
e soprattutto un parco d'assedio, cose affatto 
mancanti. In somma , mancò la forza materiale 
per operare aggressivamente, mancò la forza d'a- 
nimo per operare passivamente alla spagnuola; 
Ferrara rimase austriaca con immenso danno 
della causa italiana. 

Infatti , affinchè i Piemontesi possano con 
vantaggio combattere gli Austriaci, una fra le 
prime necessità strategiche si è di avere intie- 
ramente libera la destra del Po, onde poter 
operare sul fianco sinistro del nemico. Ora il pas- 
so militare del basso Po è sostanzialmente a Pon- 



25 

telagoscuro, cioè sotto Ferrara, poiché da quel 
punto si accenna equidistantemente a Mantova 
ed a Padova , direttamente e rapidamente a Le- 
gnalo : il suolo è più propizio agli spiegamenti 
che non sia la sinistra del Po a Brescello , ne è 
comandato dal cannone di Mantova come ad 
Ostiglia ; l' Adige vi può essere valicato su ponte 
indifeso di Rovigo. 

Questi vantaggi essendo in mano di chi ha la 
cittadella di Ferrara, 1' Austria la volle per sé nel 
trattato di Vienna (e Piacenza ancora chiave del 
corso medio del Po) appellandola coli' ancipite 
vocabolo di piazza^ onde potere a suo piacimen- 
to pigliarsi anche la città. In quel tranello di- 
plomatico furono probabilmente consenzienti i 
negoziatori delle altre potenze , annuì per igno- 
ranza di cose militari quello del Papa. Ad ogni 
modo, alla metà dello scorso luglio, Lichtenstein 
con 6000 uomini , traghettato il Po, giungeva a 
Ferrara, ne costringeva il prolegato a rifornir 
di viveri per due mesi il presidio di 1200 uo- 
mini che era nella cittadella : al tempo stesso si 
spargeva voce di una irruzione austriaca nel 
modenese. 

Quei popoli spaventati chiedevano aiuto al 
Re , cui come principe era debito difendere i 
sudditi } come generale impedire al nemico di 
occupare la destra riva del fiume ; pure in que- 



26 

sto caso particolare voleva ragione che non fos- 
se vieppiù indebolito l'esercito attivo. Per con- 
verso era intenzione di Radetzki con quella mar- 
cia e con quelle voci di attrarre oltre il Po una 
divisione Piemontese e l'esercito nostro già oc- 
cupato nello sciagurato blocco di Mantova e 
nella difesa dell'immensa linea da Rivoli sin 
quasi alla foce del Mincio, assotigliato anco- 
ra, sarebbe stato irreparabilmente perduto. La 
loro mira non potè essere compiutamente 
raggiunta , che anzi ne accadde la brillante 
fazione di Governolo; ma la necessità di chiu- 
dere il blocco ci astrinse a stanziare in quel 
borgo la brigata Regina, cioè allungare ancora 
di qualche miglio la linea nostra, affievolire l'e- 
sercito di un ottima brigata e con ciò rendere 
sempre più eseguibile al nemico il suo piano 
d'attae o. 

Né valeva ancora tutto ciò ad assicurare la 
nostra estrema destra , poiché le estremità di un 
esercito non si possono prudentemente appoggia- 
re se non che a punti affatto sicuri; tale sarebbe 
senza dubbio il Po; ma cos'è mai un fiume an- 
che grandissimo , ogni qual volta il nemico ne 
abbia sotto mano il passo, grazie ad una piazza 
sulla riva opposta ? 

Fu accusato Durando di non averla presa , 
ma è accusa ingiusta; egli aveva scarsi mezzi 



27 

per tener la campagna, e non ne aveva punto 
per formare l' attacco regolare di una piazza -, 
una singolare sfortuna perseguiva quel generale. 
Piemontesi, Veneti e Romani tutti pretendevano 
da lui l'impossibile. Solo modo di prendere quel- 
la cittadella , modo consentaneo alla mancanza 
di mezzi militari nel paese ed a quella concita- 
zione d'animi che si voleva far credere, sarebbe 
appunto stato quello di cominciare il blocco al- 
lorché i Piemontesi giunsero sui Mincio , cioè in 
principio d'aprile, e quando la sinistra del Po 
non aveva Austriaci che in Mantova e Legnago 
debolmente allora presidiate. Bisognava bruciar 
le barche e far correre la destra da corpi leg- 
gieri con qualche pezzo di campagna ; allor- 
ché certi crociali dell' Italia inferiore furono a 
Ferrara in maggio, si dissero pronti ad assalta- 
re la fortezza , ogniqualvolta il Papa ne avesse 
lor dato l'assenso. Io lodo l'impeto di quella 
gioventù, ma non la posso credere versata gua- 
ri nell'attacco e difesa delle piazze. 

Mi sono allungato su questo argomento della 
cittadella di Ferrara , poiché il fatto del non es- 
servi stati neppure molestati gli Austriaci , dimo- 
stra, che 1. non se ne seppe conoscere l'impor- 
tanza immensa , giacché per essa gli Austriaci 
sarebbero stati esclusi dalla destra del Po, assi- 
curato lo Stato pontificio. 



28 

2. Il generale Durando (pel quale solo deve 
militare onorata eccezione) dovè convincersi che 
gli mancavano i mezzi onde acquistarla. 

3. Gli abitanti della città e campagna non 
ebbero animo sufficiente a far da sé, sostituendo 
l'azione del tempo e della pertinacia a quella 
delia scienza e dei pezzi d'assedio* 

4. Che non abbonda l'attitudine militare in 
un paese, ove il Governo manca di mezzi guer- 
reschi, e non sa estimare al giusto quali siano 
i punti importanti della sua frontiera ; ove il 
popolo non rimedia a così gravi errori di chi 
regge. 

Né a Roma, né a Firenze hannovi collegi mili- 
tari, nei quali venga negli animi giovanili insi- 
nuata la disciplina, impresso un modo uniforme 
di sentire e pensare circa le cose di guerra , 
nei quali coli' opportuno apparato scientifico si 
formino ufficiali di armi speciali. Mancano agli 
ingegneri le occasioni di vedere in patria i pro- 
gressi dell'arte loro. L'artiglieria ricavando dal- 
l'estero fucili, bocche a fuoco ed affusti, è na- 
turalmente priva di gran parte delle sue scienti- 
fiche ingerenze: non v'è una maestranza (aven- 
done ora solamente il d'Àyala gettate le prime 
basi in Firenze) non una fonderia , ma solo le 
fabbriche della polvere, e quanto agli acconcimi 
ricorrendosi a carradori ed armaiuoli; nessun 



29 

ufficiale oserebbe chiedere al Governo i mezzi 
per istituire esperimenti e per fornire degli op- 
portuni laboratorii, arsenali che non esistono; 
per altra parte, in così piccioli eserciti e piccio- 
li Stali, non v'è altra artiglieria che di piazza 
e di battaglia senza magazzini o ricambi, epper- 
ciò se la sventura li privasse di qualche pezzo, 
non vi sarebbe rimedio. Quindi non v'è, né vi 
può essere quella varietà di bocche a fuoco cau- 
sata dalla varietà di genere e di calibro nei pro- 
iettili, che adoperati a norma dei casi pratici 
decidano in guerra delle fazioni 5 non artiglieria 
a cavallo, né da montagna, non infine quell'e- 
norme corredo di cose e di notizie che non si 
possono trovare , se non che nei grandi eserciti. 
Gli ufficiali di stato maggiore , già mancanti 
affatto, furono creati in occasione dell'ultima 
guerra: senza anteriore educazione militare, Ile 
un giusto concetto delle vaste ed altissime loro 
incumbenze speciali , credettero ( per un pur 
troppo volgare errore) che l'ufficio loro consis- 
tesse nel portare ordini, conoscere la carta to- 
pografica , e fare da segretari agli ufficiali gene- 
rali. A ben compiere siffatti incarichi richiedonsi, 
oltre infinite nozioni d'ordine superiore, anche 
un sicuro colpo d'occhio e molta esperienza mi- 
litare , cose proprie solo di ufficiali periti e ca- 
paci. Nello stato maggiore del general Durando 



30 

si distinsero nel guidare le truppe al fuoco i 
colonnelli d'Azeglio, Casanova e Cialdini. 

In ambedue gli Stati la fanteria arruolata per 
ingaggiamento, epperciò senza riserva affatto né 
modo di supplir alle mancanze , va inoltre sog- 
getta agli infiniti inconvenienti dei piccoli stati 
non militari. Sono sparse quelle provincie di 
moltissime città , e tutte hanno presidio: prin- 
cipali ti a questi sono Roma, Ancona , Bologna, 
ed in Toscana, Firenze e Livorno: eccettuando 
le città di Romagna , convenientemente guardate 
dagli Svizzeri, trovansi nelle altre città guarni- 
gioni da 200 a 50 uomini soli, epperciò impos- 
sibile la disciplina , impossibile la formazione 
dello spirito di corpo che è base dello spirito 
dell'armata; ed invece, gravosissimo al pubbli- 
co erario il mantenimento di tante caserme e 
di tanta gente sparsa, eccessivo il numero degli 
ufficiali. Si è errato e si erra tuttora contro l'as- 
sioma militare che le truppe debbano essere uni- 
te e numerose, giammai scarse e disperse , ed 
ai tanti mali, che ne nascono, nessuno pensa a 
por riparo. Sì a Roma > che in Toscana , come 
in tutti i paesi ove la milizia è di arruolati, hav- 
vi con molti mali il gran vantaggio di soldati , 
cui la lunga durata del servizio dovrebbe rendere 
bene disciplinati ed istrutti 5 ma in qualunque 
più militare paese basterebbe il malanno delie 



31 

tante e piccole guarnigioni a distruggere intiera- 
mente quel primo bene. Aggiungasi che giammai 
nessun campo d'istruzione Tiene a porgere un 
qualche compenso; aggiungansi gl'innumerevoli 
disordini che pullulano in quelle amministrazioni 
si poco militari, sì lente ed intralciate , ed ove 
per sopra più il Governo non ha magazzini di 
sorta e le provvigioni si fanno quasi tutte alla 
spicciolata e per contratti privati. 

La cavalleria pontifìcia, e specialmente il reg- 
gimento dei dragoni è bellissima, uomini e ca- 
valli sono stupendi e tutto fuoco e brio 5 vi si 
osserva un ordine ed una nettezza che deside- 
rasi pur troppo nella fanteria. Ma , eccetto il 
presidio di Roma, di 200 uomini al più, sono 
quei dragoni e cavalleggieri (e così pure in To- 
scana) spartiti in infiniti distaccamenti e dannati 
all' antimilitare servizio di scortare i legni lungo 
le vie postali. Lontani quei soldati dai superiori, 
lontani questi dalle truppe, la disciplina e l'i- 
struzione si perderebbero ben presto quando 
anche l'una e l'altra si fossero ricevute. 

A porger in parte rimedio a siffatti mali , 
ecco quanto parmi possa essere suggerito dalla 
ragione. Posciachè l' esperienza ha dimostrato 
che in nessuna città Toscana o Romana le trup- 
pe bastarono a far trionfare la volontà del Go- 
verno contro quella dei tumultuanti \ che a Li- 



32 

vorno non fecero difesa , a Roma si unirono coi 
sollevati , lasciando nelle capitali nn presidio con- 
veniente, sarebbe d'uopo (imitando la Prussia, 
la quale divide l'esercito, non in presidii, ma 
in corpi stanziati nelle varie provincie) quanto 
alla Toscana stabilire accampamenti in Lucca , 
Pistoia,, Massa ducale, e per lo Stato Pontificio 
stanziar le trupppe (oltre Ancona e Civitavecchia) 
specialmente a Cento e Bologna , non potendosi 
per ora ciò fare in Ferrara, con una riserva ad 
Imola od a Lugo ed una seconda a Rimini. Pel 
servizio urbano basterebbe la guardia civica , co- 
me per quello di polizia l'arma dei carabinieri. 
I depositi de' singoli corpi, assai poco rile- 
vanti laddove non n'è nò coscrizione, nò riserva, 
starebbero naturalmente coi corpi stessi. Le tre 
armi vi si troverebbero riunite; l'istruzione e la 
disciplina dei capi e dei soldati ne vantaggereb- 
bero indicibilmente, giacché al modo sparpagliato 
che ora si tiene, vi sono moltissimi ufficiali e 
soldati che non hanno mai manovrato per bat- 
taglioni e squadroni, ne coli' intervento dell'ar- 
tiglieria: l'amministrazione sarebbe naturalmente 
condotta a piantar magazzini, alla sollecitudine, 
all'ordine. Le truppe si avrebbero sotto mano 
all'uopo e prenderebbero spirito militare; molti 
mali ingranditi pel solo fatto del concorso di 
tanta gente necessiterebbero gli opportuni mi- 



33 

glioramenti; gli ufficiali superiori acquisterebbero 
quella pratica del comando e dell' amministrazio- 
ne che non possono avere ora che la loro au- 
torità si esercita sopra frazioni minime e quasi 
irreperibili. — A questo modo finalmente , con 
pochi ufficiali superiori , ma capaci, valenti e 
veramente degni di comando e di obbedienza , 
le truppe pontifìcie e toscane potrebbero in un 
tempo comparativamente assai breve essere por- 
tate ad un grado di disciplina ed istruzione che 
loro permettesse di prestare in guerra buoni e 
diuturni servigi. 

Una riforma realmente grande ed utile non 
può aver luogo in quei due Stati senza la co- 
scrizione, la quale sola darebbe il modo di met- 
tere in campo eserciti di una tal qual potenza , 
ritenendo sempre alle spalle e i depositi e la 
riserva. Il sistema piemontese non è, per molte 
ragioni intrinseche , applicabile a quei paesi , e 
specialmente perchè esso non è attuabile se non 
fra popoli pei quali le tradizioni, le abitudini e 
gli spiriti militari siano antichissimi e radicati 
per modo che vi sia moral certezza che i gio- 
vani chiamati all'armi si presentino volonterosi 
come coscritti e come soldati temporari di tutte 
le successive classi -, fa d'uopo insomma che i 
soldati siano profondamente convinti che il Go- 
verno è forte, e non è possibile sfuggire alla sua 

3 



34 

potenza ; la qua! convinzione nelle provincie ro- 
mane e toscane è appunto al rovescio , essendo- 
vi l'autorità e forza pubblica apertamente di- 
sprezzate e tenute in bassissimo conto 3 cosicché 
per molto tempo le coscrizioni produrrebbero 
tumulti popolari e diserzioni, come accadde ap- 
punto novellamente in Toscana ; mentrechè negli 
ultimi anni del governo napoleonico, la certezza 
di andar incontro a peggiori mali , e di non po- 
ter per nessuna guisa sfuggire da quei terribili 
gendarmi aveva domi gli animi, e la coscrizione 
procedeva di già con una certa esattezza. Ben 
lontano però questo da quanto osservasi in Pie- 
monte, ove a cagion d'esempio, nel solo dipar- 
timento della Stura, popoloso di circa 650,000 
abitanti, negli anni 1806 3 1807 non fu notato 
né un disertore, uè un refrattario oltre i tanti 
giovani che volontari partivano. Della qual cosa 
maravigliato Napoleone stesso congratulavasi con 
quel prefetto, citando quel dipartimento ad esem- 
pio a molti altri di Francia. 

Il sistema delle reclute coscritte esige ezian- 
dio un aumeto annuo di spesa che da quelle 
finanze male amministrate, esauste, indebitate 
e senza credito non può essere sopportato cer- 
tamente per ora. 

Quasi tre secoli sono decorsi, dacché Ema- 
nuele Filiberto istituiva in Piemonte ed in Savoia 



35 

il sistema delle milizie coli' intento di formare 
in pace agevolmente e con poca spesa una trup- 
pa abile ad entrare tosto in guerra. Pochi anni 
prima, Paolo IV in Roma, Cosimo I in Toscana 
avevano essi pure istituite ne' loro Stati le mili- 
zie, togliendone tutti il concetto dalle cerne dei 
Veneziani. Ebbe il Piemonte una ventura gran- 
dissima che non poteva toccar più agli Stati Ita- 
liani : collocato tra Francia e Spagna , poi tra 
Francia ed Austria , la sua storia militare fu sto- 
ria militare d'Europa. Qui non era permesso.. ai 
principi di oziare , non era permesso di tuffarsi 
nei vizi e nei delitti 3 per poter esistere dovet- 
tero farsi amare dai sudditi e furono amati 3 do- 
vettero combattere per ingrandirsi, e combatte- 
rono e s' ingrandirono ; a riuscirvi dovettero vi- 
gilare attenti sugli incrementi delle cose militari 
d'Europa, e così fecero e tolsero il buono ove 
si fosse e se lo appropriarono ; ed ora tengono 
in armi per l'Italia circa centoventi mila soldati. 
Ciò ch'io dissi ventura somma , dagl'imbelli scrit- 
tori fu sin ora detto calamità; non badarono che 
per poter poetare e filosofare in pace fa d'uopo 
che qualcuno vi guardi le porte, ed i guardiani 
da tre secoli stanno qui , e benedetti i nostri 
principi che composero questi Stati, che spar- 
sero gli spiriti militari, che crearono buone e 
podesose armi^ che dai Medici e dai Gonzaga 



36 

eran detti barbari perchè soldati e non corrotti. 

La guerra mantiene gli eserciti , e sventurata 
quella truppa che non ha storia militare. Le i- 
stituzioni di Paolo e di Cosimo rapidamente de- 
caddero^ poiché guerra colà non vi fu mai, in 
Piemonte, progredendo la scienza militare, alle 
milizie succedettero i reggimenti provinciali (ol- 
tre quelli di linea o di arruolati ) a questi le 
classi temporarie. Insomma si fece, si studiò, e 
ciò che meglio importa, si ebbe in casa la gran- 
de e viva scuola delle battaglie, alle quali non 
ci contentammo di dare i campi, ma vi pugnam- 
mo sotto bandiere nostre e per noi. Le nostre 
vittorie furono salute d'Italia, poiché senz'esse 
non vi sarebbe ora questo Stato robusto che può 
fare, che ha fatto e speriamo in Dio che pru- 
dentemente farà. 

Noi siamo in Piemonte circa 4,200,000 per- 
sone (non potendo nella nostra popolazione mi- 
litare essere computata la Sardegna , che non 
ha sia' ora coscrizione); Toscana conta meglio 
che 1,900,000, lo stato pontificio si appressa 
ai 3,000,000. Chi pretendesse parità di sforzi 
tra quelle provincie e le nostre sarebbe igno- 
rante ed ingiusto: gli eserciti non s'improvvi- 
sano; dove mancano soldati, quadri, danaro, 
fortezze, arsenali, abitudini, scienza militare, 
non si crea nulla; peggio poi quando la neces- 



37 

sita di simili istituzioni si affaccia per V appunto 
allorché il paese trovasi travaglialo dalle fazioni 
ed infiacchito, spregevole e nulla l'autorità go- 
vernativa che è quella che fa gli eserciti. Ciò 
non ostante anche Roma e Toscana potrebbero 
fare assai più che non fanno, e ci pensino que- 
gli uomini, imperciocché la tarda istoria non 
loderà le loro parole, né i facili tumulti contro 
governi imbelli, ma si se manderanno in campo 
migliaia di buoni soldati. 

Nello scorso anno il Piemonte levò 34,000 
coscritti, e certamente non meno di 6,000 gio- 
vani entrarono volontari nei reggimenti. Lo sforzo 
che noi facemmo in un solo anno, non sarebbe 
fattibile colà; bensì potrebbe fornire la Tosca- 
na 12,000 soldati presenti in campo (il che si- 
gnifica almeno 15,000 uomini iscritti ed istrutti); 
Roma ne potrebbe dare 18^000 (cioè non meno 
di 22,500 esistenti realmente ne* quadri). Imper- 
ciocché è noto per esperienza, che anche nelle 
favorevoli condizioni di avere alle spalle il pro- 
prio paese co' suoi depositi e magazzini; e di 
godere di un buono stato igienico,, almeno un 
quinto delle truppe si trova assente per malat- 
tie, congedi, riforme, depositi speciali e via 
dicendo. 

Per ben guerreggiare offensivamente fa d'uo- 
po che la linea d'operazione proceda sicura 



38 

alle spalle, a destra ed a sinistra, onde in ulna 
necessità sia facile la ritirata , e sia agevole la 
via ai rinforzi, alle provvigioni d'ogni genere 
dai depositi e dai magazzini ai corpi operanti. 
Queste linee offensive di frontiera la natura le 
ha date in parte allo Stato Toscano, le ha quasi 
totalmente negate al pontificio, imperciocché la 
prima marcia dei soldati Romani nel Veneto , 
mette alle loro spalle il corso paralello del Po, 
ove non sarebbe difficile in guerra il rituffarli , 
e tanto più che la cittadella di Ferrara è in 
mano degli Austriaci , la qual cosa permette di 
pigliarli anche alle spalle. Ecco adunque il bi- 
sogno di aver Ferrara ed assicurare a Ponte La- 
goscuro quel passo con una testa di ponte di- 
fensiva ed offensiva sul Iato destro. Pei Toscani 
fa d' uopo assicurare Pontremoli , S. Marcello ed 
il Covigliaio. 

Ora la guerra è scienza altissima intellettua- 
le , morale e materiale. Le grandi combinazioni 
strategiche non si fanno che dai sommi ingegni 
padroneggianti una scienza della quale non è 
permesso ledere il più lieve principio fondamen- 
tale senza il pericolo di sicura ed imminente 
rovina: guai al generale che proceda per impeto 
d' entusiasmo, che si lasci strascinare dalla pro- 
pria od altrui impazienza ; Roma , perduta a 
Canne da Varrone , fu salvata da Fabio. II razio- 



39 

cinio e T esperienza animati dall'ingegno, e coa- 
diuvati dai debiti mezzi materiali, guidano alle 
vittorie : il raziocinio e 1' esperienza son quelli 
che dan norma sin pel più minuto arredo del 
soldato , pel più lieve articolo dell' ammini- 
strazione. 

La disciplina è scienza morale nata dalla 
certezza che solo la obbedienza gradata e cieca 
di tutti verso uno dà luogo all'unità di coman- 
do^ senza la quale non v'è piano effettuabile, 
né guerra possibile. Gli uomini sono buoni o 
cattivi; i militari buoni obbediscono e coman- 
dano per sentimento di dovere verso i superiori 
e gl'inferiori; i cattivi obbediscono per timore 
delle pene. Ma questo timore non può esistere 
laddove la debolezza di chi comanda, cioè in 
ultimo fine la debolezza del Governo, fa sicura 
r impunità; dunque è impossibile che Governi 
deboli istituiscano eserciti disciplinati; dunque i 
Governi di Roma e Toscana sinché dureranno 
deboli, inerti, pusillanimi , in balìa delle fa- 
zioni , non arriveranno mai a comporre soldati 
degni di tal nome , poiché soldati indisciplinati 
sono flagello della patria e scherno del nemico 
e nuli' altro. 

La militar disciplina ha luogo solo laddove 
l' iniiero popolo è disciplinato alla obbedienza 
verso le leggi. L' insultar queste ed apertamente 



40 

violarle è al giorno d'oggi colpa universale in 
Italia, ma in niuna sua provincia il trionfo della 
violenza salì tant'alto come a Roma ed in To- 
scana -, i mali semi vi esistono ab antico e scop- 
piarono anzi tutto tra le milizie 5 Durando sal- 
vato per singolare accidente dagli stili dei sicari, 
Ferrari tre volte minacciato nella vita e fatto 
inginocchiare sulla pubblica strada per essere 
moschettato da' suoi crociati , Laugier insultato 
e carcerato in Lucca , Giovanetti ucciso da un 
soldato suo di schioppettata nelle spalle , Zucchi 
due volte sfuggito alle insidie, sono pur troppo un 
triste spettacolo d' indisciplina militare e pubbli- 
ca. Ed io a disegno ho congiunto queste due pa- 
role , poiché la sola indisciplina militare non 
può mai allargarsi cotanto se non quando è fo- 
mentata dai pubblici e nazionali disordini. La 
più diffidi cosa da introdursi negli eserciti egli è 
appunto la disciplina , poiché il vincere le ree 
passioni e domare i brutali istinti troppo è più 
malagevole e lungo che non il piegare le mem- 
bra all'uso delle armi. 

La scienza materiale e positiva è quella per 
cui si creano gli ingegnerie l'artiglieria. Abbi- 
sogna di mezzi intellettuali e pecuniari vastissimi 
e moltiformi. Hanno quei due Governi uomini 
speciali e danaro a tal uopo? hanno i tanti di- 
spendiosi e necessari stabilimenti? hanno ciò che 



41 

non manca ai pìccoli Stati germanici tanto più 
scarsi d'uomini e di pecunia ch'essi due non 
siano? La risposta che a siffatte interrogazioni 
sola si potrebbe fare è così triste eh' io amo me- 
glio tacermi. 

L'Austria è una potenza informe, sleale , con- 
culcatrice dei popoli e dei loro diritti 5 ma mi- 
litarmente parlando è una gran potenza , e non 
è col negare questa verità storica , ma sì col 
procacciare di pareggiarli in campo che noi giun- 
geremo a cacciare gli Austriaci d'Italia. Non è 
quell'impero riè affatto barbaro né affatto civi- 
le, poiché semi-barbara è la razza slava che ne 
costituisce una metà ; chi ama la santa causa 
de' popoli maledica pure codesta condizione di 
cose e quella barbarie mantenuta a disegno ch'io 
di cuore mi associo a lui; ma quando si pensa 
agli effetti che ne nascono in guerra , bisogna 
confessare che è terribile uno Stato in cui l'im- 
peto cieco e la passiva obbedienza di popoli 
non civili viene spinta e regolata dall'astuzia e 
dalie arti d'Europa. Ciò fa appunto la forza del- 
l'esercito russo, dove chi comanda sa coman- 
dare, e chi obbedisce non vuole e non sa ob- 
bedire; ciò fece la forza dei Turchi sino al 1600. 
Popoli barbari, ma disciplinati , inebbi iati di ob- 
bedienza, come altri furono e sono di libertà. 

Riassumo il discorso , e dico : ora che tante 



42 

migliaia di voci e di penne parlano e scrivono 
di una novella campagna contro l'Austria, qua* 
il sarebbero in Italia i combattenti? Sicilia è lon- 
tana; le province Lombardo-Venete, ed i ducati 
tenuti dal nemico abbisognano anzitutto di libe- 
ratori; Napoli è ostile; Roma e Toscana inferme 
da tre secoli , gettarono un lampo nella scorsa 
estate, ma lacerate da fazioni, esauste per an- 
tica impotenza , non vedo che armino da senno. 
Eppure le speranze d'Italia stanno, dopo il Pie- 
monte , appunto in Firenze ed in Roma, giacché 
Venezia si difende, ma non può prendere l'of- 
fensiva senonchè in modo ausiliario , e qualora 
gl'Italiani già fossero sul Brenta, e questa mossa 
dovrebbe essere appunto quella de 1 Pontificii e 
Toscani, e ciò per mera ragione geografica. 

Ma questa mossa non si può fare che da 
eserciti disciplinati, istrutti, ten comandati, da 
eserciti che abbiano coordinati i loro movimenti 
con quelli dei Piemontesi, i quali costituiscono 
la grande armata dell' indipendenza patria. Qua- 
lora poi quelle truppe dovessero operare unite 
colle nostre, sarebbe d' uopo che disciplina, istru- 
zione , formazione , e simili cose fossero unifor- 
mi, se no, lo innestare coi nostri qualche bat- 
taglione o squadrone romano o toscano, non sa- 
rebbe che inserire elementi eterogenei nel no- 
stro esercito , cosa di pessime conseguenze e già 



, 43 

provata nell'ultima campagna. L'antica Confe- 
derazione Germanica non ebbe nelle truppe de 9 
tanti suoi Stati grandi e piccoli uniformità asso- 
luta , ma ebbe grandissima analogia ed a tal pun- 
to, che i soldati di Assia e di Hoenzollern pò-» 
tessero militare accozzati con quelli d'Austria, 
di Prussia e di Baviera. Chi ha pensato seria- 
mente in Italia a siffatte cose, chi vi pose mano, 
chi vi pensa? Tolta la coscrizione, per ora trop- 
po difficilmente effettuabile , gli è chiaro che le 
cose militari debbono andare da Torino a Fi- 
renze ed a Roma, non già venirne; qualcbe ele- 
mento di uniformità era stato introdotto dal co- 
lonello Campia in Toscana, dal generale Duran- 
do in Roma,, ma non ebbe durata, che anzi in 
Roma furono velocemente tolti via. 

Nelle guerre combattute da eserciti confede- 
rati di più popoli, malgrado la buona volontà 
iniziale, serpe sin da principio un germe poten- 
tissimo di dissoluzione e di odio. Il più forte tra 
gli alleati è quasi sempre quello pure che me- 
glio vede in guerra ed in politica , e meglio sen- 
te la necessità dell'unità di comando ; è quindi 
giusto e naturale che a se stesso attragga la su- 
prema direzione delle cose; gli alleati minorilo 
taccian tosto di superbia , di soverchieria ed egoi^ 
smo, concorrono svogliati e rifìutan l'opera lo- 
ro, l'unità di comando va disciolta, i movimenti 



44 

si fanno ad arbitrio, n'è ultimo risultato la ro- 
vina comune. L' esperienza prova che un eser- 
cito di 100,000 uomini d'un solo Stato, essen- 
do più compatto e più uno , è assai più forte 
che non altro di 150,000 soldati di varii popo- 
li : fra le principali cagioni delle sventure sof- 
ferte nel 1812 e 1813 dai Francesi si fu appun- 
to la moltiplicità degli alleati che dopo i primi 
disastri o combatteron male o disertarono a ca- 
sa loro od unironsi coi nemici. Nella scorsa esta- 
te il generale d' Arco-Ferrari, che in maggio co- 
mandava i Toscani sotto Mantova, abbandonò ad 
un tratto le sue posizioni senza pur farne pa- 
rola al quartier generale _, compromettendo 1* in- 
tiero esercito -, nel consiglio di guerra tenutosi 
in Piacenza ne' primi giorni d* agosto , il gene- 
rale Laugier (succeduto al generai d* Arco e 
valent' uomo di sua persona) instava fortissima- 
mente affinchè la divisione piemontese colà stan- 
ziata accorresse nelle gole degli Apennini a sal- 
var la Toscana dalla temuta invasione austriaca, 
la qual cosa avrebbe lasciato affatto indifeso il 
Piemonte. Insomma, anche le più salde alleanze 
ai primi disastri vanno rotte di fatto, ed ognu- 
no non pensa più che a sé stesso; e ciò tanto 
più intensamente avrà luogo, quanto più saran- 
no disformi le truppe confederate, senza reci- 
proca fiducia e senza unità di comando reale 3 



45 

pronto ed assoluto , cioè senza ambagi , e senza 
residui di spiriti municipali j ventura che talvol- 
ta incontra nelle vittorie, assai di rado nelle ina- 
zioni , giammai nelle sconfìtte. 

Dal sin qui detto emerge che qualora si 
rompesse novellamente la guerra , gli aiuti che 
il Piemonte, ossia la causa d'Italia ricever po- 
trebbe dalle truppe pontificie e toscane sareb- 
bero troppo più deboli ancora che non siano 
stati nella scorsa estate , cioè non tali da poter 
essere presi a calcolo, imperciocché i malanni 
di quei due eserciti accrebbero ancora di molto 
d' allora in poi in ragione delle cresciute fazio- 
ni , dell'essere quei Governi, malgrado le pom- 
pose parole , ridotti ali' assoluta impotenza e 
per la discordia largamente gettata tra le varie 
Provincie d'Italia. Aggiungerò una brutta verità 
nota a tutti ; quantunque pochi osino pronun- 
ciarla ; uomini italiani, assai più nemici del Re 
di Sardegna che non dell'Austria, a lui più av- 
versi che non sia l'Austria stessa , toccando le 
più ascose fibre degli odii provinciali, scrissero 
già e dicono tuttora che a bella posta i Piemon- 
tesi lasciarono conquidere i Romani in Vicenza , 
i Toscani sotto Mantova, affinchè tutta per sé 
rimanesse la gloria della guerra, e si facesse 
agevole il sottopone l'Italia al giogo del Pie- 
monte. Delle quali parole, ch'io ho pur troppo 



46 

udito e Ietto, non si possono dare le più scioc- 
che e mendaci, né le più scellerate ed empie. 
Non vi sarà esercito laddove non v' è ne 
forza, né sapienza, né danaro , né tempo a 
crearlo 3 questo, tutto questo vi si vuole, in 
questo solo puossi avere fidanza e non nei mi- 
racoli dei taumaturghi politici. Romani e Tosca- 
ni abbondano di attitudine per la guerra , e 
qualora non ne fossimo certi basterebbero a di- 
mostrarcelo le stupende resistenze che soldati 
novelli opposero a Vicenza ed a Curtatone con- 
tro forze affatto preponderanti 5 coraggio, impe- 
to, robustezza, scioltezza, perspicacia, nulla 
manca se non la naturale disposizione alla di- 
sciplina: ma questa è virtù de' capi e vi sarà 
ogniqualvolta robustamente si voglia da essi e 
dai governanti non; ma vi sarà mai ogniqual- 
volta e capi militari e governanti non godano 
di antica e vasta riputazione , di capacità , one- 
stà e forza, ogniqualvolta le tradizioni militari 
siano affatto perdute. La dura sentenza non è 
d' oggi , e già gravava sulP anima del Tasso scri- 
vente che 

alla virtù Latina 

nulla manca, sol la disciplina. 
E per Dio, non sono tre secoli di pace ino- 
norata ed imbelle che vi abbiano predisposto 
gli spinti. 










*:-■- 



;:-:;:•¥&=:.■ ■■;-. ■;.;:■;■'';■;... 



48 

stessi ; credo che per creare buoni eserciti a 
Roma ed in Toscana vi si voglia forza , sapien- 
za , tempo e danaro j credo che questi elementi 
vi manchino, e viceversa ne sovrabbondino trop- 
pi altri che pel bene d'Italia dovrebbero man- 
care 3 credo finalmente nell'antica sentenza del 
Machiavelli che non basta in Italia il saper go- 
vernare un esercito fatto, ina prima è necessario 
il saperlo fare , e che fa solo chi vuole , può e sa. 

Un lungo studio delle cose militari, un lun- 
go soggiorno nelle due provincie, delle quali 
ho scritto, mi diede ardimento ad esporre cose 
ed idee che io tengo per vere , quantunque le 
sappia ingratissime. Io sono uno di quei tali 
viventi ancora nella vecchia idea che un pro- 
blema qualunque non possa essere affrontato se 
non da chi vi si sia predisposto con amore e 
fatica 5 ora invece mi si dice che la rabbia po- 
litica e la loquacità sua sorella vi sopperiscan 
benissimo. A ciò mi taccio,, notando solo che 
se avrò dissenziente qualche pensatore della vec- 
chia stampa, cederò agli argomenti suoi se più 
robusti; se sarò aggredito da un parlatore del- 
la scuola novella, cederò il campo, non cono- 
scendo io le armi sue riè egli le mie. 

Torino, 11 gennaio 1849. 

Carlo Promis